CONCORSI PNRR1, 2 e 3.  What’s next?

Terminata la fase prevista dal predetto PNRR (concorsi 1-2-3) molti si chiedono come si potrà accedere all’insegnamento e cosa è già previsto.

La domanda è inevitabile considerato che le graduatorie di questi concorsi non sono a esaurimento ma sono costituite solo dai vincitori e potranno essere integrate da un 30% di idonei.

La graduatoria del concorso PNRR3 è regolata dall’art. 9 comma 1 e 2 del bando di concorso

  • La graduatoria è formulata, solo per i candidati che superano sia prova scritta che prova orale, per ciascuna classe di concorso e tipologia di posto
  • Il punteggio in graduatoria è determinato dalla somma di prova scritta (max 100 punti) + prova orale (max 100 punti) + titoli (max 50 punti)
  • La graduatoria  è composta da un numero di candidati pari, al massimo, ai posti previsti dal bando per ciascuna classe di concorso
  • La graduatoria è redatta tenendo conto delle quote di riserva di cui all’articolo 13, commi 9 e 10, del Decreto ministeriale
  • I candidati vincitori che rinunciano al ruolo sono sostituiti scorrendo i candidati che hanno raggiunto almeno il punteggio minimo previsto per il
    superamento delle prove concorsuali
  • La graduatoria è integrata per un triennio, a decorrere dall’anno della relativa pubblicazione, con l’inserimento dei candidati risultati idonei per avere
    raggiunto o superato il punteggio minimo previsto per il superamento della prova orale, in misura non superiore al 30 per cento dei posti messi a concorso
  • Le graduatorie di merito hanno validità triennale a decorrere dall’anno scolastico successivo a quello di approvazione delle stesse e perdono efficacia con la pubblicazione delle graduatorie del concorso successivo e comunque alla scadenza del predetto periodo
  • Scaduto il periodo di validità delle graduatorie, i vincitori mantengono il diritto all’immissione in ruolo, ove occorra anche negli anni successivi, in caso
    di incapienza dei posti destinati annualmente alle assunzioni, nel limite delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente.

La graduatoria dei vincitori dovrebbe essere pubblicata entro il 30 giugno/inizi luglio 2026.

Si fa presente che le assunzioni per il prossimo anno scolastico 2026/2027 seguiranno comunque la suddivisione  al 50% tra le GaE (laddove ancora esistenti) e 50% concorsi. Se le assunzioni per i posti messi a bando per il concorso PNRR 2 non sono ancora state effettuate o portate a termine per in disponibilità dei posti per l’a.s. 2025/26, avranno priorità rispetto alle  assunzioni dei concorsi PNRR3.

Finita la fase del PNRR e assunti i soli vincitori nel limite dei posti messi a bando, ci sarà una “pausa concorso” ?

Difficile fare una previsione in quanto in Parlamento sono presenti vari disegni di legge per un’ennesima riforma del reclutamento.

Finita l’ubriacatura dei tre PNRR annuali, si pensa di affiancare ai concorsi ordinari un secondo canale di reclutamento, visto che ancora oggi la platea dei contratti a termine non accenna a ridursi – circa 200 mila contratti a termine di cui 80.000 nel sostegno – e, in aggiunta, assistiamo alla  caducità delle graduatorie e a operazioni di assunzioni che si protraggono ben oltre l’avvio dell’anno scolastico creando una serie di cortocircuiti.

Rispetto ai 48.504 posti autorizzati, i docenti effettivamente assunti al 30 settembre sono stati 29.685, con la previsione di altri 4.403 entro dicembre 2025. Di questi, 18.566 derivano dalle procedure PNRR, mentre 1.821 provengono dagli idonei del concorso 2020. 

Ec ecco che il Ministro intenderebbe valorizzare anche l’esperienza di servizio maturata nelle scuole, e non soltanto i titoli abilitanti, dando vita a un nuovo  doppio canale”, frutto della combinazione  tra i concorsi tradizionali e le graduatorie GPS, con lo scopo di superare le rigidità del modello PNRR, che ha previsto procedure annuali e scadenze serrate. Niente di nuovo sotto il sole.

Di tutto questo probabilmente si inizierà a parlare, sia in sede parlamentare che sui tavoli della politica, ad inizi del nuovo anno, ma, intanto, la legge di bilancio 2026 è in netta controtendenza rispetto alle “promesse (anche di tipo elettorale) di questo governo tenuto conto che viene portata avanti una “poco edificante e preoccupante politica di risparmio sul personale, mascherata da efficientamento”

Si prevede, infatti,  una riduzione di:

  • 5.660 posti nell’organico dell’autonomia per i docenti con un taglio che si ripercuoterà sulla qualità dell’insegnamento e sull’aumento delle classi pollaio.
  • 2.174 unità per il personale ATA,.

A questo si deve aggiungere un ulteriore carico di lavoro per i docenti di ruolo, e una diminuzione delle possibilità di lavoro per i precari, tenuto conto che viene prevista l’introduzione dell’obbligo di utilizzare il personale dell’organico dell’autonomia per coprire le assenze nelle scuole secondarie per le supplenze brevi fino a 10 giorni. La cosa, in realtà, è già in vigore da 10 anni, ossia dalla Buona Scuola Renziana. 

Ci si chiede, allora, a cosa sia servita l’ubriacatura dei concorsi “PNRR” ? 

Una macchina gigantesca messa in moto per partorire il solito topolino. Il consueto sperpero di denaro pubblico che non produce alcun effetto benefico se non la progressiva inarrestabile disillusione e demotivazione di chi la scuola la manda avanti annualmente. 

Adesso si parla del doppio canale di reclutamento ? Una Paese senza idee nel quale in mancanza di meglio si va indietro anziché avanti, peccato che di solito la copia è sempre peggiore dell’originale. Lo vedremo con gli albi regionali (?)

Denaro sperperato per assumere pochissimi docenti, non migliorare assolutamente nulla nel settore istruzione, considerato gli evidenti e costanti tagli agli organici: è un conto semplice, basta osservare quante sezioni scolastiche si sono perse quest’anno e si perderanno il prossimo anno, quante autonomie saranno tagliate.  

Milioni di euro spesi per il Piano di resilienza: notate miglioramenti negli ambienti didattici ? I laboratori sono insufficienti, quando esistono, soprattutto negli istituti del primo ciclo. Non parliamo solo dei laboratori di informatica, che pare siano la panacea alla deriva della scuola, ma anche di altri di cui chi ci governa non sospetta neanche l’esistenza; scienze, arte, tecnologia, palestre, musica, teatro. 

Per la situazione paradossale del sostegno, rinviamo ad un nostro precedente articolo: 

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